Archivio per la categoria ‘Scritti vari di Paola Rizzi’

E il mio oceano ad attendermi.

28 settembre 2011

A sinistra, poi a destra e poi di nuovo a sinistra.

La ritrovo lì, a gambe larghe, la piazza spenta, afona, con le sue carcasse di drappi sgualciti e di rifiuti dopo il mercato. Fetidi cassonetti blu agli angoli, puzza di pesce , un sole anemico e ubriaco si tuffa nell’asfalto non ancora ripulito. Niente più vociare, niente più frenesia, niente colore. Una madre si allontana, le mani del piccolo nel guscio delle sue.

Le mie dita strimpellano “Bloodflowers” nell’aria pesante, ogni nota un frammento di quel viso, scolpito e levigato nella mente fino alla nausea. Un soffio di vento si ruba le lacrime, le strappa via come spille malpuntate da una mano stanca e distratta.

Sette, otto, nove, i piani di un orribile palazzo che mi pendono sopra la testa. Desideri incagliati a qualche metro da terra, amputazioni dimenticate nel vivere quotidiano.

Incessante la sua voce dentro di me. Irrompe fragorosa come mille vetri in pezzi, si arrampica incurante della freddezza, dell’incedere rapido per scrollarla di dosso. Su, su e ancora su, fino alle palpebre, ermetiche, gonfie, strizzate nell’implosione del buio negli occhi. Buio malato, sudaticcio e pappone.

Squallida pestilenza verbale, carceriera di una fugace comprensione che si adagia come piccola ape moribonda su un invitante e vellutato letto di vino. Tu, lurido, ingordo formichiere della mia anima, nutrito dall’egoismo malcelato tra piume di finzione, violenti i suoi occhi – non occhi qualunque  – e volteggi con aria lasciva nello schianto dei miei sogni: mi risucchi, mi trascini, mi rigurgiti ora qui, lontano da sguardi indiscreti, ora là, in pasto alla curiosità di un passante.

Mi lascio derubare di ciò che amo fin nei minuscoli gesti che sono la mia infinità. E ti osservo, ammutolita, impotente, senza poter dialogare con te che biascichi sordidamente i miei sentimenti. Fantasie mozzate tra le tue labbra e le sue, pennellate sanguinanti di reciproca intesa a paralizzare i muscoli, a ibernare il disagio nel cuore.

Partirò al tramonto. Cinque, quattro, tre care lettere tra le mani e un foglio bianco per sempre.

E l’oceano. Il mio oceano ad attendermi.

 

 

Paola Rizzi

Bretagna-Normandia a bordo del pulmino VW

7 aprile 2009

Ecco una scansione dell’articoletto comparso sul giornalino del Maggiolino Kafer Club.

Ringrazio Matteo per avermela inviata. Si tratta di un breve resoconto di viaggio al ritorno dall’estate trascorsa in Bretagna e Normandia a bordo dell’amato furgone VW, classe 1974.

Le foto del viaggio potete vederle meglio nella galleria,

il testo lo riporto qui sotto per la curiosità di chi, magari, vorrà visitare queste terre meravigliose o tornarci presto come la sottoscritta!

“Un vecchio proverbio recita “In Normandia non piove che due volte la settimana…Una volta per tre giorni e una volta per quattro”…In effetti non possiamo certo lamentarci di aver sofferto il caldo!
Partiti alle 4 del mattino del 3 di Agosto alla volta della Bretagna col nostro fido Bus fresco fresco di carrozziere, ci siamo avventurati in un itinerario di oltre 4700 km in 4 settimane.

Abbiamo scelto di iniziare il nostro tour dalla Bassa Bretagna (Golfo di Morbihan e Lorient) per poi risalire fino all’estremità di Finistère, e proseguire sempre costeggiando verso Nord Ovest fino alla Normandia.
Entrambe le regioni sono ricche di paesaggi “selvaggi”; la Bretagna è maggiormente frastagliata, con penisole che si estendono per chilometri nell’Oceano, la Normandia è più ricca di lunghe spiagge sabbiose, dove gli effetti delle maree sono davvero sorprendenti. Niente a che vedere con le file di ombrelloni della Riviera Romagnola, ci siamo trovati spesso in compagnia solo di pochi surfisti e ragazzini con giganteschi aquiloni. Anche nelle (rare) giornate assolate infatti il vento non è mai mancato.

Il cielo cambia di continuo, le nubi si rincorrono basse sulle nostre teste, un improvviso affollarsi di mantelle colorate, ma nel giro di qualche istante la pioggerellina si è già dileguata.

Terre dure, terre di mare e di pescatori, costretti a salpare prima che le loro barche restino in secca e a tornare con l’arrivo dell’alta marea.

Passeggiamo lungo porticcioli deliziosi che si animano fin dalle prime ore del mattino col mercato del pesce e giostre in vecchio stile. Un altro anno valigia e accessori verranno ridimensionati a favore di un barbecue ;-) ) Con tutto questo ben di Dio di pesce fresco è un reato non averne uno a bordo!! Spuntano dappertutto insegne di moules et frites, ma cozze e patatine fritte non sono l’unica specialità del luogo!

Spinti dalla golosità e colti dalla fame durante le lunghe camminate, assaggiamo deliziosi salumi e formaggi nonché dolci tipici della tradizione locale! In barba alla linea, qui i dolci ultra-burrosi sono una bomba di energia che ti risolleva da qualsiasi calo zuccherino a metà giornata!

Bretagna e Normandia sono una meta ideale per chi come noi viaggia col Bus. In quasi tutte le cittadine sono presenti dei Campeggi Municipali, nei quali si pernotta con una cifra tra i 5 e 10 Euro per due persone e Bus compreso…E sono sempre molto curati, puliti e  in alcuni è presente persino una connessione Internet WiFi gratuita!

Qualche sera abbiamo dormito nelle aree sosta dedicate ai Camperisti. Il nostro Bus sembra un modellino al confronto con alcuni enormi Camper dotati di tutti i comfort, antenna satellitare compresa! Aree sosta si trovano ovunque, i Francesi sono amanti del plen air e una delle loro destinazioni preferite è proprio la Bretagna. In alcuni casi le aree sosta sono dotate anche di WC e doccia, molto comode per noi che non le possiamo avere a bordo.

Durante il tragitto abbiamo incrociato moltissimi Gioppi di varie nazionalità, ma soprattutto Francesi; loro lo chiamano “Popo” e a quanto pare è un mezzo piuttosto diffuso. Tra gli incontri di Bay Window come il nostro, anche se meno numerosi, una famiglia con ben tre pargoli su un Westfalia ( la bimba più piccola

di appena tre anni e altrettanti denti ci ha sfoggiato il suo sorriso vedendoci arrivare e facendoci l’hang loose!!) e un bellissimo pulmino Inglese con una scritta a pennarello “Rust is not a Crime”.

Sulla via del ritorno passando per Alençon, nella Bassa Normandia, non ci siamo fatti mancare una sosta dall’ amico Yohann . Da qualche anno ormai ha abbandonato  il suo lavoro di ingegnere gestionale per dedicarsi interamente alla sua passione, VW e auto d’epoca (con una predilezione per le tedesche)che restaura da solo nella sua grande officina! Tra i “gioiellini” che ci ha mostrato un fantastico Bus attrezzato Westfalia proveniente dalla California con il quale lui e amici partecipano al “Kombi tour” percorrendo tutta la costa bretone e normanna e un Bus frecce basse con guida a destra e allestimento De Luxe…Ma anche una porcheria: lo sportello motore di uno Split del ‘61 che un cliente ha voluto tagliare per inserire una griglia di una vecchia Porsche!

Note dolenti del viaggio?!

Malgrado ci fossimo muniti di tessera GnVert per il metano, purtroppo non siamo mai riusciti a fare rifornimento dato che le pompe hanno un attacco diverso da quello in uso qui da noi! Vi lasciamo immaginare quanta benza ha ciucciato l’amico furgo!!

Considerata la lunghezza del tragitto e soprattutto lo splendore dei posti, è stato anche perdonato per averci abbandonato un giorno in mezzo a sterminate campagne col filo dell’acceleratore rotto !!! Unico problemino che ci ha dato in quasi un mese, riparato alla “MacGyver” con alcuni fermafilo presi da una presa elettrica che avevamo nella cassetta degli attrezzi. D’ora in poi sempre in giro con uno di ricambio!”

Qualche link utile:

turismo in Bretagna

Haute-Bretagne

Un pò così

16 gennaio 2009

Ben rilegato e dalle pagine ancora bianche, strano come non riesca a scriverci sopra, avverto una sensazione di vuoto che mi accomuna a lui.
Preferisco questi scarabocchi a matita su un foglio stropicciato, anneriscono la punta delle mie dita ma i pensieri non sembrano voler lasciare traccia.
Così silenziosi, rapidi, insensati, sono zampette di farfalla venute a farmi visita e quando mi accorgo di loro è già troppo tardi, si sono rialzate in volo.
Non è abbastanza nitido ciò che vorrei assaporare, come addormentarsi sperando di fare il sogno desiderato.
Ho letto che ti ammirano per come sei, per quello che rappresenti…ma in me risuona la tua stupida voce quando pubblicamente davi dell’”anoressica” ad una amica, giovane e debole quanto il tuo figliolo.
Non comprendo questa e mille altre immagini che si frantumano come meteoriti sotto i miei occhi, un pò persi nel vuoto, fissando un groviglio di realtà e fantasie mai districato.
Parole malinconiche di una canzone che amo attutiscono i rimbalzi del cuore.Tu che me le relagasti chissà se le canti ancora..
Resta un morbido passeggiare nell’immobilità di una stanza in attesa che qualcosa soffi in direzione contraria.
E’ un pò così che mi sento oggi, penso a voi, vi osservo, ma giudico quel che ho dentro giacchè ho motivo di gioire come di disperarmi, pentirmi e domandar perdono.
Un profumo di legna bruciata risveglia di colpo le emozioni da questo torpore, vorrei una carezza sulla spalla e sorridere ancora sentendomi chiamare “signora” da un musetto che fa capolino.

Ciao Faber

11 gennaio 2009

Me ne innamorai presto, molto presto!

avevo cinque anni e quella sera d’estate la ricordo bene..il temporale che si avvicinava, l’aria frizzante che entrava dalla finestra spalancata..la nonna che si prendeva cura di noi.

Nel mangianastri una cassetta arancione..una di quelle ormai superate al giorni d’oggi …un indiano sulla copertina alimentava la mia curiosità, la musica di Fabrizio de André mi colpì come una saetta dritta al cuore e da allora non mi abbandonò più!

L'indiano, Fabrizio de André

Compagna di amori, di viaggi, di momenti spensierati in compagnia, tenero rifugio in quelli di pianto e solitudine.. una emozione intensa che mi lega anche al ricordo di mio padre e a quanto di più caro provo in questa vita.
Oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa, desidero nel mio piccolo unirmi  alla voce di tutti coloro che lo hanno amato e non hanno mai smesso di farlo, condividendo e tenendone vivo più che mai il ricordo.

D'ä mæ riva, Fabrizio De André

Ascolta la canzone:

D’ä mæ riva

D’ä mæ riva
sulu u teu mandillu ciaèu
d’ä mæ riva

‘nta mæ vitta
u teu fattu risu amàu
‘nta mæ vitta

ti me perdunié u magún
ma te pensu cuntru su

e u so ben t’ammii u mä
‘n pò ciû au largu du dulú

e sun chi affacciòu
a ‘stu bàule da mainä
e sun chi a miä

tréi camixe de vellûu
dui cuverte u mandurlin
e ‘n cämà de legnu dûu

e ‘nte ‘na beretta neigra
a teu fotu da fantinn-a
pe puèi baxâ ancún Zena
‘nscià teu bucca in naftalin-a

Traduzione:

Dalla mia riva
solo il tuo fazzoletto chiaro
dalla mia riva
nella mia vita
il tuo sorriso amaro
nella mia vita

mi perdonerai il magone
ma ti penso contro il sole
e so bene stai guardando il mare
un po’ più largo del dolore

e son qui affacciato
a questo baule da marinaio
e son qui a guardare
tre camicie di velluto
due coperte e il mandolino
e un calamaio di legno duro
e in una berretta nera
la tua foto da ragazza
per poter baciare ancora Genova
sulla tua bocca in naftalina

Via del Campo:

Carlo Martello:

Ricordi di ieri..e di oggi

20 dicembre 2008

Giocare d’impatto con le emozioni e scoprire in un istante velocissimo che cosa suscita il ricordo di un volto, anche solo incontrato di sfuggita nella nostra vita.

Sono trascorsi alcuni mesi dalla Francia e la mente si ridesta tutta arzilla quando arriva il momento di frugare tra piccoli dettagli di  un viaggio ..una sorta di tesoro inesauribile sempre pronto a stupire con qualche sorpresa passata inosservata le prime volte.

Un tuffo nel passato..mi sorridevi..uno sguardo complice e il gioco iniziava…descrizioni via via più accurate di quello che ognuno di noi scorgeva in fronti corrugate..espressioni assorte…smorfie…gesti minuti su cui posare gli occhi con l’inguaribile attenzione di un vero detective…avvolgendo di magia i nostri personaggi…fino a qualche minuto prima semplici sconosciuti incrociati per la strada o in coda alla cassa di un supermercato!

E’ con lo stesso entusiasmo che ti voglio raccontare di quei visi che la Bretagna mi ha lasciato…rimpiango di non averne colti di più in fotografia per soffermarmi su di essi in questa fredda giornata…con la forza degli occhi e non solo dell’immaginazione…


Entente tacite, tacita intesa
Rievocazione antichi mestieri, Hénansal, Bretagna
Bimba ad Hénansal, Bretagna

Con o senza un nome

8 ottobre 2008

“Con o senza un nome,
ti riconosco e ti sorrido perchè ti ho nel cuore da molto tempo.
Semplici coincidenze o un gioco perfettamente costruito dalla vita a cui non so dare spiegazione, ma che non riesco ad ignorare.
Quanti sforzi resi vani in un istante se, per dimenticare la stupidità dell’uno e l’indifferenza dell’altro, i miei occhi ti devono accettare così simile a entrambi ma con la bontà scolpita nello sguardo.
Mi chino verso di te, faccio per sedermi, non ti allontani.
Ti ho notato tante volte, barcollante e sudicio, che domandavi.. o che tacevi, perduto nel tuo mondo e senza forze.

Ora sono io, impotente, immobile, il respiro mozzato.
Accenno qualche cosa di banale, lo so, e assaporo un senso di calma e dolcezza che trasuda al di là dell’alcool.
Ridicolo o assurdo che sia, vorrei scoprirti in quella luce che, per scelta o destino, ti è venuta a mancare. Non per pietà né per istinto di  grandezza, ma perchè hai qualcosa che mi appartiene e che non possiedono in tanti, più sani, più fortunati, più “saccenti” di te.
Mi piace pensare che sia quel volto dell’amicizia, troppe volte sfuggito, calpestato, sfigurato che torna a farmi visita per farsi amare, di nuovo, con la stessa intensità con cui un tempo gli chiedevo di non lasciarmi. Ma è ancora lui a manovrare le redini del gioco, inutile illudersi di potergli ricambiare le ansie, le attese, le speranze cadute nel vuoto!
E’ una cecità che mi fa impazzire, che fa implodere parole e gesti, senza più sapere il senso di quello che si prova.
Potrei perderti come ti ho trovato, fare di te l’ennesimo strano ricordo, allora chiudo gli occhi, li stringo forte e mi dico che non può essere così.
Per una volta,no,non può essere così.”

Pensieri avvelenati

18 gennaio 2008

“Forse non smetterò mai di scrivere mille cose stupide, per trovarne anche solo una, buona.
Oggi devo proprio avere un’aria detestabile, non occorre incrociare gli occhi altrui per immaginare il mio viso corrugato, teso, lo sguardo impietoso, pietrificato.
Percorrerò queste strade allo sfinimento, fino a percepire le ossa stanche e le fitte crescere sottilmente, passo dopo passo, spezzandosi dalle gambe su per la schiena. Quasi a sfidare l’anima, malnutrita, spenta, distratta, facendo a gara con lei ad espellere il dolore.
Mi intrufolo, incessantemente, là dove gli scorci col campanile e le mura più vecchie, illuminati da un bel sole invernale, attenuano la voglia ostinata di cogliere solo il grigio che ho intorno.
Tutto pare infastidirmi…ora una voce che stride col silenzio, ora il profumo, troppo dolce, di una donna…ora un’ improvvisa musica ossessiva …o il manager di turno, con le “chiavi della vita” in mano e l’intelligenza sotto la suola delle scarpe.
Persino questi fiori sembrano dirmi “non ci piace come ci hanno seminato” !
Si. Oggi guardo presuntuosamente il mondo e tutto ciò che tu hai avvelenato,camminando al mio fianco, mentre io, per te, soffiavo via la polvere dai miei piccoli tesori, sparsi qua e là, nella città. Tesori da tenere in serbo per persone speciali, per gioire dello stupore sul loro volto nel mostrarglieli.
Dov’è finita la magia?
E’ tutto così piatto, rinsecchito, senza l’ombra di un germoglio di novità. Per elettrizzarmi torno, di tanto in tanto, a sfiorare luoghi lontani e la fantasia non mi delude nel rapire odori penetranti che il ricordo conserva per trasformarli in battiti.
Così, tra questo continuo svuotare e ricolmare bagagli di emozioni, tento inutilmente di seppellire la miserabile rabbia che provo per te.
Già..sei molto abile a strisciare, di nascosto, in silenzio, orgoglioso e privo di coraggio. Mi nausea la tua bocca così prodiga di umani consigli sulla solidarietà, quando nemmeno hai in te il senso del tuo abietto vivere, ti vedo come uno scarafaggio, ribaltato, che finge di essere morto  per evitare di essere finito.
Il tuo egoismo non ha rivali, sei un essere primordiale, privo di udito, prima ancora che di cuore.
E per questo non serve farti giungere il suono delle parole, delizioso tanto nei momenti felici quanto in quelli disperati della vita. Ma puoi stare certo che per ogni tuo sorriso, finto, ne esisteranno sempre altri mille al mondo, sinceri, pronti a farti sprofondare.”

Piccola preghiera

18 gennaio 2008

piccolapreghiera

“Mio Dio..
soccorrimi, ti supplico, in questo soffocante precipitare. Tu solo puoi cogliere l’immensità, la furia di questo impeto che mi divora il cuore e avanza,affamato,stroncando le parole, una ad una, sul nascere, risucchiandole in un vortice senza fine.
Abbi cura di questo silenzio malato e impenetrabile, è tutto ciò che so offrirti, ora.
Ora che cammino, senza voltarmi e a capo chino..fissando incessantemente la terra su cui muovo i miei passi.
E mi sento stanca e barcollante come un ubriaco mentre caccio in fondo, sempre più a fondo le grida di quest’anima che si contorce e vomita il suo dolore.
Perdonami se, sollevando il mio sguardo, incroci i miei occhi così persi e ramati da un altezzoso, controproducente sentimento di sfida.
Confondimi pure, svuotami, colmami di altra, nuova sofferenza se è necessario, ma concedimi di amare.
Ridona completezza a questa bocca àfona, complice con te di verità profonde e intime che ti affido ogni giorno, incurante della noia e del disgusto che un ricordo può rivangare.
Sorridi ma non attendere ancora per appoggiare la mia folle corsa, spoglia la mia anima, strato dopo strato, e lasciala vagare nuda senza vergogna perchè torni a rigenerarsi.
Comprendi quel che suona come assurdo ma che affonda le sue unghie nella mia carne viva.
Questo tormento ha ragione di esistere quanto i sorrisi e la serenità e non saprò più farne a meno se stilla “quei” colori, vivi e unici come unico è colui che li possiede.”

A modo mio ti parlo!

13 gennaio 2008

amodomiotiparlo

“Ciao amico mio,
sto vagando senza meta tra le vie di questa città che non sento mia se non per l’abitudine dei miei passi a ripercorrere inconsciamente le solite strade.
Mi assale un senso di noia, sento nell’aria ritmi predefiniti, colgo frammenti di discorsi scontati, mi affretto dove la luce delle vetrine sembra togliere intimità ai miei pensieri calati nel buio.
Le ultime saracinesche vengono chiuse, l’artista di strada, col flauto traverso, sta ancora suonando l’Ave Maria di Schubert, non distinguo visi ma ombre che fanno ritorno verso casa.
Il mio passo deciso e spedito sostiene la mente che corre e inciampa nel volerti dire troppe cose tutte assieme…
sembra che anche per lei le giornate si facciano più corte con l’arrivo dell’inverno e solo in questo schiudersi della notte trovi il coraggio di esporsi.
Questi pensieri sono energie sospese…potenza inespressa..non trovano parole adatte in cui riconoscersi e di cui vestirsi perchè io possa offrirtele nella loro pienezza, senza sbavature, con la sola forza che hanno nel mio cuore.
Avverto un senso di solitudine e compiacimento assieme in questo volo libero, possibile?
Tra fantasia e lucidità accenno ogni tanto un sorriso, quasi a tranquillizzarti che sono io e non un folle a parlarti!
Sto annotando sensazioni sui tasti bianchi e neri del pianoforte ma è una magia che non si può fissare perchè vive di attimi.
Ecco la Chiesa..le mie gambe mi stanno riportando a casa..saluto con lo sguardo una luna velata che mi prega di rimanere ancora qualche istante per spiare dall’alto i dialoghi del mio cuore.”

Ti sto aspettando

13 gennaio 2008

tistoaspettando

“Mi piace il freddo dell’inverno…sì..in fondo lo sto aspettando…è difficile descriverlo ..ma adoro sentire l’aria pungente che penetra su per le narici e che ti sfiora il viso..là..dove lo lasci scoperto imbacuccandoti con la sciarpa!
Come quel giorno, a Eternod, in cui il vento tagliente alzava sbuffi di neve fresca, resa accecante dal sole tiepido…voglio inspirarlo ancora, a pieni polmoni e sentirne l’odore.”

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