Le tue mani.

“Insipido, addormentato,
sprofondato nei suoi pensieri
un accecante grigiore pomeridiano
così esteso, così vuoto,
colmo solo di dialoghi spenti,
di occhi affaticati
da una luce insopportabile.

Curva dopo curva,
alle acque immobili del lago
si sovrapponeva il nitido ricordo
di quelle mani
fredde, magre,
solcate da vene blu prorompenti
e tendini irrigiditi
in minuscole, frenetiche mosse
sulle impunture di un lenzuolo
ben rincalzato.

Le tue mani,
così incredibilmente forti,
come rocce aride e scoscese
protese a cogliere
la più piccola pulsazione
dal cuore intimo della terra
mentre il mondo, là fuori,
fingeva di non conoscere
un respiro affannato
aggrappato
ai suoni della vita.

Sulla via del ritorno,
sguardi incessanti verso l’alto
in cerca di uno ‘scampolo’ d’azzurro
da cucire ancora alla mia fantasia
spezzando, di tanto in tanto,
con sorrisi un pò commossi
l’uniformità
di quelle ore acerbe.”

P.Rizzi

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